conoscenzaBy Redazione Holystica – Tra gli innumerevoli tesori del nostro patrimonio artistico probabilmente non tutti conoscono o ricordano che nel Duomo di Siena, magnifico monumento rinascimentale, si trova uno dei pavimenti intarsiati più belli di tutta l’Italia. Ma anche uno dei più strani.

Infatti, all’interno della chiesa si trova qualcosa che non ci si aspetterebbe, la raffigurazione di personaggi che appartengono a tradizioni culturali e spirituali diverse dal cristianesimo. Ad esempio la raffigurazione di Ermete Trismegisto.
Ma andiamo con ordine.

Lo splendido pavimento è interamente ricoperto da “tarsie” marmoree, ovvero tasselli di pietra di colori particolari e sapientemente accostati, attraverso le quali prendono forma delle figure e dei temi sia pagani che cristiani.
40 artisti ne hanno realizzato 60 in un arco di tempo durato sei secoli, dal Trecento fino all’Ottocento.


Ma qual è il significato delle tarsie marmoree di Siena?

Molti sono i tentativi di interpretazione dell’insieme delle scene e dei temi rappresentati, gli studi accademici tuttavia non riescono a trovare una vera e propria coerenza e definiscono infatti le tarsie “enigmatiche”.
Una ipotesi per spiegare tale difficoltà è che probabilmente si dovrebbe tener conto di altri riferimenti, da ricercare nella cultura ermetica, quel corpo di conoscenze filosofiche, scientifiche e spirituali attribuite alla figura di Ermete Trismegisto, rintracciabili a partire dall’Egitto, passando dalla Grecia e da Roma, e diffuse grandemente in Italia e in Europa a partire dal XV secolo.

Sotto questa luce la sequenza delle rappresentazioni della pavimentazione si rivela essere un percorso iniziatico di scoperta e conoscenza interiore, spirituale. Un percorso che inizia con Ermete Trismegisto, raffigurato proprio nella prima tarsia che si incontra entrando nel Duomo!

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Trismegisto: dal greco, che a sua volta tradusse i geroglifici, significa il “tre volte grandissimo”

Gli echi di questo Maestro provengono da un passato lontanissimo. E’ stato identificato con il dio Thot Egizio, con l’Hermes per i Greci, il Mercurio dell’antica Roma. E’ considerato il padre di tutta la Sapienza umana, l’autore della Tavola Smeraldina che custodisce la sintesi dei profondi conoscenze della Natura del mondo e dell’Anima.
A lui si fa risalire un altro insieme di scritti chiamato Corpus Hermeticum, composto da 17 trattati di Teologia, Cosmologia, Filosofia, Teurgia, Alchimia, Matematica, Geometria, Astrologia, Magia e altro, che vennero tradotti a Firenze a partire dal 1460 da uno dei più grandi studiosi del tempo, Marsilio Ficino, su commissione di Cosimo De’ Medici. Quest’ultimo chiese a Ficino di mettere da parte qualsiasi altro studio e attività per dedicarsi interamente a questa opera. Egli impiegò tre anni, dopodiché, una volta tradotti in latino, gli scritti generarono una vera e propria esplosione di interesse per la filosofia ermetica e i relativi campi esoterici e spirituali.
L’influenza esercitata da questa filosofia apparentemente minore, quella ermetica, ha attraversato per più di venti secoli come un fiume sotterraneo tutta la storia dell’Occidente.
Un esempio dei tempi recenti: si pensi alla psicoanalisi che integrò le conoscenze dell’Alchimia considerandole una risorsa per la propria pratica (C. G. Jung). 

Dunque, la tarsia che apre il ciclo del Duomo di Siena presenta elementi simbolici interessanti da notare:
Nei colori dei marmi utilizzati sono evocate le quattro fasi principali del processo alchemico: sfondo nero (Nigredo), abiti bianchi (Albedo), accessori e rifiniture gialli (Citrinitas), pavimento rosso (Rubedo).

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Ermete porge un libro aperto, la Conoscenza, a due figure, un uomo abbigliato all’orientale e uno all’occidentale.
Sembra voler affidare la Sapienza alle genti dell’Oriente e dell’Occidente mentre comunica un messaggio inscindibile, di tenersi sempre saldi alla consapevolezza delle sua origine divina. Lo ricorda poggiando la mano sinistra su una pietra incisa, sorretta da due sfingi alate le cui code si annodano formando un 8, simbolo dell’infinito e della Sapienza.
L’iscrizione è in parte ricavata dall’Asclepius, uno degli scritti del Corpus Hermeticum e recita: “Dio, creatore di tutte le cose, creò un secondo Dio visibile, e questi fu il primo Dio che egli fece e il solo in cui si compiacque: ed egli amò Suo Figlio, chiamato il Verbo Santo”.

conoscenzaUn cartiglio in basso ai piedi della figura di Ermete esprime in questo modo la sua identità:

HERMIS MERCURIUS TRIMEGISTUS
CONTEMPORANEUS MOYSI’ = Ermete Mercurio Trismegisto, contemporaneo di Mosè

Se desiderI approfondire:
https://archeotime.com/2015/10/20/ermete-trismegisto-nel-duomo-di-siena/
https://it.wikipedia.org/wiki/Ermete_Trismegisto

http://holystica.net/Giungere alla grandiosa Albedo, parte 2

 

 

 

LE FASI DELL’OPERA ALCHEMICA

Sara Siani
By Redazione Holystica

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