onde gravitazionali

Quando il14 settembre 2015, per la prima volta sono state rilevate le onde gravitazionali con tecnologia al limite delle possibilità, è stato da subito fuori di dubbio che ciò fosse una delle scoperte scientifiche più importanti e rivoluzionarie del secolo.

Il 3 ottobre a Stoccolma è stato infatti dato l’annuncio che il Nobel per la Fisica 2017 veniva assegnato proprio ai fisici che hanno determinato questa scoperta, Kip Thorne*, Barry Barish e Rainer Weiss. Sono state inoltre menzionate le collaborazioni internazionali Ligo e Virgo, poichè l’Italia ha avuto un ruolo di leadership mondiale nella ricerca. Virgo, l’interferometro che ha rilevato materialmente le onde, messo a punto dagli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è uno degli strumenti più avanzati al mondo per la ricerca di onde gravitazionali.
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Qual’è il fenomeno osservato?

Due buchi neri che nella profondità del cosmo si sono spiraleggiati, poi si sono avvicinati, uniti e quindi fusi, sprigionando una enorme quantità di energia gravitazionale. Per la prima volta gli scienziati hanno osservato in modo diretto queste onde gravitazionali: vere e proprie increspature nel “tessuto” dello spaziotempo, perturbazioni del campo gravitazionale, arrivate sulla Terra.
Questo conferma la previsione della Relatività Generale di Albert Einstein di 100 anni fa, e apre uno scenario di scoperte sul cosmo senza precedenti. Nasce addirittura un nuova disciplina nel mondo scientifico, l’astrofisica gravitazionale.
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Vi sono implicazioni spirituali?

Si, enormi, ci parlano della connessione tra il processo spirituale dell’uomo e la conoscenza del cosmo.
Le onde gravitazionali ci restituiscono l’immagine di uno spazio che “si piega” e interagisce con ciò che è contenuto al suo interno. L’idea che ha dominato finora, di un universo concepito come un contenitore fisso e distaccato da ciò cha accade al suo interno appartiene a un livello di verità propriamente fisico, di realtà così come appare. La scienza più rigorosa ci fornisce ora la conoscenza che afferisce al livello energetico del cosmo: la forma stessa dell’universo è profondamente determinata dal suo contenuto stesso. Non c’è un contenitore e un contenuto, c’è un Tutto Uno.

L’universo, lungi dall’essere un asettico ed inossidabile contenitore di eventi, è invece una entità “viva” che interagisce, vibra e si modifica a seconda di quello che ospita al suo interno. No, il cosmo non è affatto imperturbabile, il cosmo è tutt’uno con quanto avviene nel suo grembo. Ora ne siamo proprio certi.

Abbiamo appena aperto lo scrigno di un universo in cui è tutto davvero intimamente collegato, è tutto davvero in relazione. Ci stiamo lasciando alle spalle – grazie al cielo! – una concezione di corpi separati, divisi, contrapposti (azione e reazione, forze uguali e contrarie), lascito fecondo ma drammatico della fisica e della cultura classica, nel suo massimo positivistico splendore.

Cosa ci dice il Cosmo?

Cosa vuol dire entrare davvero in questo universo relazionale, anche in ambito umano? Dobbiamo lavorare per questo, superando resistenze fortissime.
Il vecchio universo (fuori e dentro di noi) infatti resiste accanitamente, è ogni giorno più rigido, più teso ed arrabbiato. Perché si sente il fiato sul collo, perché sta esaurendo il suo stesso spaziotempo, perché il suo gioco egoico è sempre più scoperto.
Il Cosmo ora ci dice che per legare insieme le cose, per trovare un senso, non serve più la mutua collisione dei corpi, la ben nota dinamica che ne esaspera la distanza, definendo (anche formalmente) ogni contatto ultimamente solo come un urto. L’energia che ne viene è energia malata, corrotta. Ci vuole qualcosa, Qualcuno, che leghi tutto insieme, che regali speranza.

Ci vuole un’onda, un’onda nuova.

*Kip Thorne è il fisico che ha fornito la consulenza scientifica in “Interstellar”, un film spettacolare del 2014 (premio Oscar per gli effetti speciali), uno di quelli da guardare e riguardare più volte

onde gravitazionali

Redazione Holystica

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