Cosa accade nel giocare una “Resonant Leadership? Che il leader parla, attraverso le sue, con le tue emozioni!
La leadership è intesa come “capacità di guidare costruendo e comunicando il senso dell’azione organizzativa alle persone e ai gruppi, l’abilità di condurre verso una meta condivisa generando coesione e responsabilizzazione, ma anche assumendo come valore la cura e lo sviluppo del potenziale del singolo individuo”[1], ecco perché è la caratteristica ricercata in chi ha il compito di condurre un gruppo. E’ un misto di intelligenza sociale, emotiva e creativa, carisma, umiltà, flessibilità, rispetto per sé e per i colleghi, ma alla base di tutto, a mio parere, sta la capacità di abitare serenamente l’area della relazione, praticando l’assertività verso se stessi e il dialogo creativo nei confronti degli altri. Secondo il Prof. Boyatzis è anche la capacità di lavorare con le persone in modo “risonante” e, a questo proposito, riporto l’estratto di un articolo su una conferenza tenuta quest’anno all’Università Ca’ Foscari di Venezia
“Almeno 4 sono gli ingredienti dell’alchimia con cui il leader ispira i suoi collaboratori
– La prima componente dell’intelligenza emotiva è la consapevolezza (mindfulness). “Conosci te stesso” è la base di partenza. La capacità di valutare se stessi in modo concreto, di esprimere in modo cristallino i propri pensieri, le proprie emozioni e sapere quale sia l’impatto che hanno sull’ambiente significa divenire respons-abili, abili nel rispondere a ciò che ci sta accadendo, mantenendosi integri ed onesti con se stessi. La consapevolezza ti permette di parlare dei tuoi punti di forza e delle tue aree di miglioramento con serenità, ricercando feedback costruttivi che mirino alla crescita, al raggiungimento degli obiettivi. Chi è in grado di valutare in questo modo se stesso, può farlo anche verso l’organizzazione che gli è affidata.
– “Le emozioni sono una fonte di energia e la capacità di gestione del sé (attuned to mind, body, heart), di regolare il proprio dialogo interno, indirizzando l’energia delle emozioni, è quell’aspetto dell’intelligenza emotiva che ci permette di non essere “reattivi” e prigionieri dei nostri sentimenti. “To be in tune” ci permette di trovare il modo di operare una “sospensione del giudizio”, acquisire informazioni, scegliere il comportamento più “risonante” con la situazione, che rispetti l’integrità di sé, l’altro e l’ambiente, in una prospettiva integrata.
– E quando sai riconoscere in te stesso ciò che accade, il passo successivo è quello di sviluppare la tua capacità empatica (compassion), saper prendere in considerazione e soppesare i sentimenti ed i punti di vista dell’altro come parte integrante del processo decisionale. Questo richiede mirroring (fare da specchio, rimandando un’immagine chiara e coincisa di sentimenti, emozioni, contenuti e vissuti), saper fornire feedback positivi; apre la motivazione a costruire, ottenere, realizzare gli obiettivi, mettendo in gioco emozioni come: passione, speranza, generosità, gratitudine, celebrazione, giocosità, gioia.
– Oltre all’empatia, rientra nella capacità di gestire le relazioni con gli altri quella di saper sviluppare ed orientare ad un obiettivo il proprio network (social talent); saper creare ponti nell’entrare in relazione con gli altri, perché è più bello e più facile raggiungere nuovi traguardi insieme a loro. In questo modo il network diviene lo specchio e l’aiuto per diminuire il gap tra il sé ideale e quello reale, lo spazio di presenti e future collaborazioni; lo spazio di risonanza del dinamismo, della positività, della ricerca di nuove soluzioni, della crescita reciproca.
Se dunque abilità cognitive, abilità tecniche ed intelligenza emotiva rappresentano gli ingredienti di una ricetta “magica”, qual è il “contenitore archetipico” dove cuocerli? Il cerchio. In un ciclo che si autorigenera in cui l’energia emotiva fluisce in modo armonioso, in una successione continua e dinamica tra la dimensione intellettuale e quella spirituale, tra sé ed ambiente; in cui positivo e negativo divengono solo funzionali alla definizione del tutto, in cui il tempo è un susseguirsi di punti del presente, da “qui ed ora” all’altro “qui ed ora”; dove l’azione ha la qualità della sperimentazione e non dell’aspettativa; dove l’errore è come una caduta da cui ci si può rialzare scrollandosi la polvere di dosso; dove la novità è accolta con eccitazione ed ottimismo; dove la “relazionalità risonante”, attraverso un dialogo fatto di condivisione, confronto, diviene una forma di contagio positivo al cambiamento.
Cosa accade nel giocare una “Resonant Leadership? Che il leader parla, attraverso le sue, con le tue emozioni!
Egli è come un diapason, come un magnete emotivo, con la sua capacità di creare risonanza affinchè ci siano risultati migliori; affinchè emergano i talenti che ognuno ha dentro, sopiti, sconosciuti; affinchè motivazione ed impegno continuino ad alimentarsi attraverso il buon umore; affinchè emerga la bellezza di ciascuno capace di trasformare quella dell’ambiente. Egli è interessato a parlare con i tuoi sogni, i tuoi progetti personali, e desidera lavorare con te, alimentare la tua speranza e il tuo senso di autodeterminazione, partendo da ciò che sei ora, per aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo”.[2]
[2]http://www.aidptriveneto.it/attivita/news/
[1]“Benessere e malessere sul lavoro” di Mariano De Vincenzo, di Mariano De Vincenzo, atti della giornata di studio del 27/01/2005 a Firenze, di Ilaria Buccioni ed Enrico Cheli