Stefano Fagioli

Stefano FagioliMi presento, mi chiamo Stefano Fagioli, sono un Operatore Socio Sanitario, ma in realtà avrei voluto essere un uomo-libro, ossia uno di quegli uomini i quali, vivendo in una società dove vengono messi fuori legge tutti i libri, li mandano a memoria per mantenerne il valore e il ricordo (Ray Bradbury,Fahrenheit 451).

Cresciuto in una casa senza libri, ho provveduto personalmente, fin dai primi anni dell’adolescenza, a colmare questo vuoto.

Ora, giunto a ben oltre il cammin di nostra vita, nel guardarmi indietro mi chiedo spesso se avrei potuto spendere meglio i miei dobloni. Come minimo, se avessi messo da parte tutti i denari impiegati in libri, avrei potuto permettermi una bella villa con giardino piantumato.

No, decisamente la mia vita non avrebbe avuto senso senza la compagnia dei libri. E vivere in una bella villa senza libri avrebbe significato per me abitare in una specie di tomba ante litteram

Libri, quindi … a vagonate, miei compagni di avventura per tutta la vita, sempre presenti, sempre fedeli al mio fianco.

Ad un certo punto della mia esistenza ho sperimentato anche il piacere della scrittura. Ma come l’arco di Ulisse poteva essere maneggiato con destrezza soltanto dal suo legittimo proprietario, mi sono ben presto reso conto che una cosa è rimanere a bocca aperta di fronte a una bella pagina scritta da qualcun altro, persino osare di affermare che “questa pagina l’avrei scritta anch’io”, e ben altra impresa è scriverla sul serio.

Insomma, per venire al dunque, di frecce al mio arco sono consapevole di averne pochine … a parte quella dei racconti brevi, scritti in gran numero, modificati, cancellati e riscritti, trasformati alla fin fine in alcuni libri stampati dal sito dell’Espresso.

Libraio … Sì, mi sarebbe piaciuto diventarlo, possedere una libreria, un angolo di lettura, una moka sempre accesa per deliziare i lettori con l’aroma di un buon caffé … Silenzio ovattato, parole appena sussurrate … eh, sì, un’atmosfera del genere, in grado di ricordare l’arte della conversazione del Settecento, è ancora tra le mie corde, e dal momento che lotto per vivere e non mi sono ancora arreso …

Ringrazio pertanto vivamente gli Amici di EssereBenEssere che mi hanno concesso un piccolo spazio per poter condividere con altri la mia passione cartacea che si estrinsecherà anche in consigli e assistenza fino a collaborare per realizzare la compravendita di libri usati o proposte di quasi professionisti della parola. 

Se mi volete contattare scrivetemi a fagiolistefano.ilfrancese@gmail.com o al cell.3290059754.

Ho inserito qui di seguito il sito del miolibro.it, la più grande palestra di scrittori che esista in Italia. In passato avevo pubblicato racconti presso altre case editrici, senza grandi soddisfazioni, intruppati com’erano dentro Antologie ben poco visibili sul mercato editoriale. Una volta scoperto questo sito, e venuto a conoscenza del suo grosso bacino di visitatori, ho deciso di pubblicare le mie raccolte di racconti, subito per un mio sfizio personale (la soddisfazione dello scrittore in erba di vedersi la copertina stampata col proprio nome e cognome …) e poi mettendole in vendita sul sito.

PENNA SCORBUTICA è una serie di piccole tragedie in itinere … ossia i miei primi approcci con la tecnologia, i primissimi computer, le stampanti a getto d’inchiostro (sembra preistoria …), i cellulari … avendo sempre sullo sfondo la mia unica grande passione, quella dei libri.

“La mia carta d’identità m’informa che sono nato in questo Paese … MA IN QUESTO STESSO PAESE NON SI LEGGE, E INVECE IO LEGGO TANTO, TANTISSIMO, DA SEMPRE! Se avessi raccolto negli ultimi dieci anni tutti gli articoli scritti su giornali e riviste sulla cronica mancanza di lettura degli Italiani, ne avrei ricavato un libro dalle dimensioni corpose (…)”.

ilmiolibro 

Penna Scorbutica

“Fatti, notizie, chiacchiere ogni giorno ci assalgono e non ci danno tregua. Nello stesso momento si pretende di rispondere a una mail, fare una telefonata, ascoltare le domande dei bambini. Senza mai una sosta. Ma il sovraccarico di impegni spegne la nostra creatività. Le pause sono essenziali per aiutare la concentrazione e migliorare la vita. Nostra e degli altri”.

Repubblica, 13/08/2014

Queste parole costituiscono la presentazione di un articolo di Daniel J. Levitin, uno psicologo cognitivo e neuroscienziato che insegna attualmente in una Università di Montreal, Canada. L’avete letto anche voi? In sostanza, Levitin dice quanto segue … Fagocitati dal mondo tecnologico anche in vacanza (alzi la mano chi, in vacanza, lontano chilometri dal proprio posto di lavoro, non ha effettuato qualche collegamento per risolvere delle questioni o anche semplicemente per controllare posta o mail varie … non è forse vero che se andiamo in Africa, la prima cosa che chiediamo è dove ‘c’è rete’?), non riusciamo mai a ‘staccare’ veramente e in tal modo la vacanza reale si trasforma quasi in una vacanza virtuale, e tutto questo a discapito della nostra creatività e del nostro benessere. “Se riusciamo a tenere a freno il multitasking e a concentrarci su un singolo compito per periodi prolungati (per esempio 30-50 minuti), vediamo che la creatività aumenta in modo naturale. (…) Sognare a occhi aperti produce creatività, e le attività creative ci insegnano come agire, ci danno la capacità di cambiare il mondo, di modellarlo a nostro piacimento, di avere un effetto positivo sul nostro ambiente. (…) Se riuscissimo a fare in modo di prenderci vacanze regolari – vacanze vere, senza lavoro – e riservare del tempo per sonnellini e contemplazione, saremo in una posizione molto migliore per cominciare a risolvere alcuni dei grandi problemi del pianeta. E per farlo più contenti e ben riposati”. Che ne pensate? E’ una prospettiva affascinante! Senza arrivare alle sue ultime conclusioni (risolvere problemi planetari …), si potrebbe applicare questo tipo di pensiero alla lettura? Alberto Manguel, uno scrittore di origine argentina ma di cittadinanza canadese i cui scritti compaiono sempre su “Repubblica”, più o meno nello stesso periodo, ha scritto un bel pezzo sulle letture estive che si differenziano da quelle invernali. Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Sdraiati sul lettino sotto l’ombrellone siamo più indulgenti verso il libro che stiamo leggendo, sorvoleremo più facilmente sulla scrittura o sugli errori di sintassi. Nella stagione invernale un simile libro nemmeno lo prenderemmo in considerazione! Se ci aggiriamo su di una qualsiasi spiaggia possiamo verificare l’attendibilità di questo pensiero: i libri sono grossi malloppi commerciali, romanzi di avventura tagliati con l’accetta … Quando mai vedremo classici rilegati? Questo articolo porta diritto all’ultimo che vorrei menzionarvi, quello dello slow reading … Anche questo argomento è tratto da un articolo pubblicato sul quotidiano di Scalfari il 18 settembre 2014. “Non ha un leader, non ha un guru, ma è un movimento di base, informale, spontaneo e ancora disorganizzato.In alcune città come Seattle, Boston o Minneapolis prende la forma di “feste della lettura”: decine di persone si ritrovano per sedersi su comode poltrone, ascoltare brani di Mozart o Beethoven, sorseggiare un calice di vino rosso e immergersi nelle pagine del romanzo preferito. In altri luoghi, come la California o la Nuova Zelanda, il movimento dà vita a club appositi. L’obbiettivo è sempre lo stesso: apprezzare e promuovere lo slow reading, cioè il piacere di una lettura dei libri lenta, rilassata e senza distrazioni, tanto meno elettroniche (…)”. 

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